essenze poi rivelatesi fondamentali per la cucina creola. Era
la seconda metà del Settecento e oggi sono tutte ancora
lì, sotto i nostri occhi increduli. Quando, a partire dal 1839,
giunsero sull’isola gli indiani per lavorare a contratto al
posto degli schiavi malgasci liberati dagli inglesi, questi
trovarono molti degli ingredienti per i loro piatti di curry.
Ma ne scoprirono anche altri e la tradizione culinaria venne
semplifcata, per utilizzare le risorse dell’isola e soprattutto
per rispondere ad abitudini di vita diverse. I cari mauriziani
nascono proprio da questa trasformazione, a volte dolorosa,
delle ricette tamil usate da generazioni e base della loro
identità etnica.
Cari in tamil signifca “salsa”, furono gli inglesi a trasformare
il termine in curry, ma a Mauritius queste salse hanno
conservato la dizione originaria pur presentandosi
profondamente diverse. Incredibilmente più leggere innanzi
tutto. L’olio di palma usato nell’isola rende il sapore più
delicato.
Le spezie vengono conservate in vasi di vetro e
consumate al più presto per evitare che l’aroma svanisca.
Del resto il clima di vaste aree dell’India non favorisce la
conservazione dei cibi e l’aggiunta di ingredienti fortemente
speziati contribuisce alla loro conservazione. Le piantagioni
di spezie sorgono su appezzamenti di terreno fertile disposti
alle pendici delle alture dell’isola, poggiano su basamenti
lavici e sono spesso lambite dalle piantagioni di canna da
zucchero difuse nelle zone pianeggianti. Le dimensioni
variano così come la conduzione che può essere anche
famigliare. La coltivazione delle spezie è in gran parte fatta
ancora a mano e tra gli agricoltori è evidente la passione
per il loro lavoro.
In efetti è difcile immaginare la piccola isola senza
i forti aromi delle spezie. Il loro profumo permea l’aria
in ogni luogo mescolandosi a quello della rigogliosa
vegetazione tropicale bagnata dalla pioggia dei
monsoni.
I coloni hanno lasciato visibili tracce nell’architettura.
Le ville dei piantatori sono dappertutto e oggi sono
visitabili. Nata in perfetta armonia con la natura dei
luoghi, l’architettura classica di Mauritius sta lasciando
il posto a nuovi stili e nuove tecnologie. Ma prima di
ogni museo, delle eteree dimore coloniali, o di qualsiasi
spiaggia, un mauriziano vi mostrerà la natura. In tutta
la sua ricchezza e varietà elevata alla massima potenza.
Follie genetiche incluse.
Tanti e variegati i giardini, dall’orto botanico a
quelli delle abitazioni private fino a quelli dei resort. E
nelle pagine che seguono proprio di questi parliamo
presentandovi alcuni tra i migliori. Perle impedibili di
un’ospitalità che si affina e perfeziona.
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Resorts Magazine
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Summer 2011
Marco Galli